GIUSY VERSACE: “PERCHE’ A ME? ERA LA MIA DOMANDA OSSESSIVA. MA INFONDO PERCHE’ NON HA ME?”

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Di Denise Corbetta 

«Avete presente quelli che dicono: “Non esco mai senza il gloss in borsetta?” Ecco io invece non esco mai senza la mia chiave inglese!» Appena arrivati al centro sportivo XXV aprile ci ha accolti con un grande sorriso. Si è resa subito molto disponibile e ci ha abbracciati con la sua simpatia. I B.Livers hanno intervistato una grande donna che è anche un’atleta eccezionale, una ballerina provetta, una conduttrice tv e infine l’autrice del libro Con la testa e con il cuore si va ovunque. Giusy Versace fondatrice dell’associazione Disabili No Limits, era intenta ad allenarsi. Il solo vederla correre è di ispirazione. Anche un suo caro amico, Alessio Conti, ci ha detto che Giusy è di esempio per tutti. Ogni giorno si inventa una nuova sfida e non si accontenta mai. Ci sono ragazzi che arrivati a un certo livello si sentono soddisfatti e non provano a migliorare. Giusy no. Giusy si allena sempre con grinta e con la voglia di fare di più, nonostante i mille impegni che ha nella vita. Adesso per esempio si sta preparando per le olimpiadi di Rio. Ancora la federazione non si è espressa in via ufficiale. Dopo la delusione di Londra speriamo di vederla in azione a settembre. Lei ci dice: «Se dovesse arrivare Rio, ne saremmo tutti felici ovviamente. Ma anche se non dovesse arrivare, beh vorrà dire che andrò prima in vacanza. Devo uniformare l’abbronzatura che attualmente è a forma di canotta!» Bisogna considerare il bicchiere sempre mezzo pieno. Attualmente comunque ha già vinto 11 titoli italiani. Detiene il record italiano sui 60, 100, 200, 400 metri. Riguardo all’ultima gara sui 400, dove ha portato a casa un bronzo molto sudato, Giusy dice: «Le gare si vincono con la testa. Non avrei scommesso su di me. Invece, quando ormai non sentivo più il mio corpo perché ero stanchissima e le gambe andavano da sole, sentivo i passi dell’inglesina dietro di me che si avvicinavano, ho ripensato a tutti i mesi di duro lavoro e mi sono detta: “No, il podio è mio!” E così è stato, poi sono morta a terra subito dopo aver finito. Ma quando si arriva a certi livelli sono tutti forti come te. Vince chi usa meglio la testa». Come dice il titolo del suo libro, la testa e il cuore sono importanti. Il cuore serve sempre. Se fai una cosa con passione la fai meglio. Senti meno la fatica e ci credi di più. Con le sue parole ci fa capire quanto sia forte, non solo come atleta, ma come essere umano. Nel 2005 ha avuto un terribile incidente stradale che le ha causato la perdita di entrambe le gambe. Un’esperienza scioccante e davvero forte da affrontare. Giusy ce l’ha raccontata sempre con il sorriso, quel sorriso che la caratterizza. «Certo ho sofferto. Poi il giorno dell’incidente non ho perso i sensi. Mi sono vista con le gambe strappate e in una pozza di sangue. Il dolore c’è. Però penso che la scintilla che mi ha tenuta viva è scattata proprio in quel momento. Ringrazio di non aver perso i sensi. Quel giorno ho capito quanto fosse grande la mia voglia di vivere. Nell’arco di pochi secondi ho pensato che non volevo morire lì. Perché non volevo morire disintegrata. Avevo paura che non potessero dire a mio padre che ero io quella nella macchina. Avevo una sensazione di bruciore, pensavo che stesse per esplodere l’auto e che sarei morta in pezzettini. In realtà era per il dolore e il sangue perso. Ma in quel momento ho trovato la forza e il modo di uscire per allontanarmi. Lì è scattata la molla. La voglia di vivere ha prevalso. Quando mi sono svegliata ero grata di essere ancora viva, di riconoscere le persone. La mia paura più grande era di non avere più la testa. Di rimanere traumatizzata. Di perdere la lucidità. Alle gambe nemmeno ci pensavo più». Nonostante il dolore e l’incidente Giusy ha sempre trovato un motivo per essere felice. Per sorridere ogni giorno. Noi troppo spesso non lo facciamo. Rimuginiamo sulle cose, pensiamo e ripensiamo e ci dimentichiamo di guardarci intorno e di vedere che non serve essere ricchi per essere felici. «Molte persone ricche sono sole. Molte altre soldi non ne hanno, ma hanno la vita piena di amore. Il denaro questo non lo può comprare». Giusy è una persona che si è fatta da sola. Ha lasciato casa a 18 anni per lavorare all’estero, faceva lavoretti in giro senza chiedere soldi alla famiglia. Non ha mai voluto appoggiarsi al suo nome, anzi a volte le è anche stato di ostacolo. Il suo voler fare da sola e non essere raccomandata l’ha molto aiutata ad essere la bella persona che è.

Giusy non si è mai posta limiti. Ha anche partecipato a Ballando con le stelle e ha vinto. È stata di ispirazione per molti. Con l’impegno, la voglia e la passione si può fare tutto. Un brutto incidente, una malattia non devono fermarci. «Quando ci succede qualcosa di brutto tendiamo sempre a chiederci “Perché a me?” Avevo promesso che se fossi riuscita di nuovo a camminare, dopo l’incidente sarei andata a Lourdes a ringraziare. Un anno dopo ci sono andata e davanti alla statua della Madonna mi sono sentita sussurrare: “Perché non a te?” Ed è vero, perché non a me? La sofferenza non ha un nome, un’età, un sesso o una religione. Davanti alla sofferenza siamo tutti uguali. Che cosa ho io più degli altri per non dover soffrire e avere una vita perfetta? Non esiste la vita perfetta. Siamo noi a renderla perfetta con le sfumature. C’è un perché a tutto quello che ci capita. Forse non lo scopriremo subito. Forse lo capiremo in un’altra vita, ma tutto ha una spiegazione». Appena la vedi capisci che è una persona solare, ottimista, positiva e con una grande forza. Ci confida però che anche lei ha provato rabbia in alcuni momenti. «Ho scoperto di avere una soglia del dolore molto alta. Ma il non riuscire sempre a gestirlo mi faceva arrabbiare. Il dolore nella mia vita è una costante. Le protesi non sempre sono perfette e camminare fa male. Quando sei in giro e ti fa male la gamba, ma sei in pubblico, non puoi semplicemente toglierla. Devi inventarti che devi fare pipì e sfilartela in bagno. E poi c’è il dolore dell’arto fantasma». L’arto fantasma è un problema comune a chi subito un’amputazione. Il cervello non registra il fatto che quella parte del corpo non c’è più e che al suo posto ora c’è un arto artificiale. Molte volte il cervello avverte dolore in un punto che non esiste più e quindi non c’è rimedio. «Mi è capitato di alzarmi la mattina e cadere dal letto perché il cervello non si ricordava che non avevo più le gambe. Questo mi faceva molto arrabbiare».

La rabbia è una parte della malattia, di un periodo di sofferenza, ma non deve essere l’unica cosa. Bisogna reagire e andare avanti. Superarla e passare oltre. Come dice Giusy: «Mi sono vista davanti allo specchio e non mi sono piaciuta. La rabbia mi aveva incattivita, inasprita. Allora mi sono presa a schiaffi e mi sono detta: “Reagisci! Agisci! Tira fuori le palle! Non devi sopravvivere, devi vivere!”. E poi ragazze, oh, la rabbia fa venire le rughe!» Con la sua simpatia Giusy ci fa notare una cosa importante. Quando c’è un problema è inutile prendersela. Il problema rimane. Bisogna trovare una soluzione. Cercare di porsi degli obiettivi che non siano irraggiungibili. Ma che siano piccoli e ravvicinati e affrontarli giorno dopo giorno. Poi ci si guarda indietro e si vede che cosa si è riusciti a fare step by step. Una frase che Giusy ha fatto sua è: «Ieri è il passato, domani è il mistero, oggi è il dono». Ed è proprio così. Quello che abbiamo fatto non lo possiamo cambiare, non possiamo sapere che cosa succederà domani, ma sappiamo che oggi siamo qui. E oggi possiamo fare qualcosa. È un dono. Dobbiamo ricordarcelo tutti. Spesso stiamo a rimuginare sulle cose o a immaginare cosa accadrà in futuro e invece dovremmo solo agire qui ed ora. Come ha fatto Giusy a trovare un equilibrio nella sua vita? Ce lo racconta lei stessa: facendo pulizia. «Ad un certo punto ho fatto una grande e radicale pulizia nella mia vita. Ho eliminato tutte le persone negative che si lamentavano. Mi sono circondata solo di persone positive e che mi volevano bene. Alla fine ho anche parlato con mia madre. Mi era rimasta solo lei che si lamentava di tutto e alla fine le ho detto “Mà, basta! Hai rotto! Io ho perso due gambe e non mi lamento.” E alla fine mi è venuta incontro e anzi ho creato un mostro. Ora è sempre felice, sempre in giro, ora quasi mi sta antipatica per il verso opposto! E’ stato brutto, è stata dura, ho anche lasciato un fidanzato, ma era giusto così. Ti devi amare per stare bene. Se tu principalmente ami te stessa, stai bene e così trovi il tuo equilibrio». Le chiediamo se ha un desiderio e ci risponde: «Vorrei solo che le persone a me care fossero in salute. Preferisco stare male io che mia mamma. Ho scoperto che aiutare gli altri mi fa bene. Ho scoperto di essere una persona generosa e non pensavo. Sono anche egoista però. Aiutare gli altri mi dà felicità. A volte aiuto gli altri perché ho capito che fa stare bene me». A volte aiutiamo qualcuno per caso. Alla fine prima o poi tutti ci rendiamo conto che se facciamo qualcosa per gli altri, indirettamente stiamo facendo qualcosa che arricchisce noi stessi. Giusy continua dicendo che durante un’esperienza di volontariato l’hanno messa a spalmare la Nutella sul pane. Le sembrava di non essere di nessun aiuto. Voleva fare di più. Fino a che un ragazzo le disse: «Grazie Giusy», «E di che, non ho fatto niente», «Non è vero. Tu ci hai donato il tuo tempo e il tuo sorriso». A volte anche un’azione così semplice è il dono più prezioso che possiamo fare alle persone. Il tempo è qualcosa che non torna indietro. E tu decidi di regalarlo a qualcun altro. E anche un sorriso non ti costa nulla. A volte basta davvero poco per aiutare gli altri. La parola più importante per Giusy Versace è credere. «Perché credi in te stessa, credi negli altri, credi nell’amore, credi in un Dio e in molte altre cose che ti danno forza nella vita». Per Giusy la vita è credere nel volerla vivere pienamente. Lei non si definisce una persona eccezionale o speciale. Giusy crede nelle persone che le sono state accanto e che l’hanno sostenuta sempre. Giusy è una persona veramente speciale e meravigliosa. In poche ore ha saputo infonderci tutta la sua forza e la sua grinta. Guardarla parlare con quel bellissimo sorriso sul viso è stato già di esempio per tutti. E tutti abbiamo imparato qualcosa da questo incontro. Comunque è proprio vero quello che dice lei: «È più femminile un sorriso di un tacco a spillo!»

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