GIOVANNI DE PONTI (FEDERLEGNO) : “IL MANAGER GIUSTO? AZIONE E CUORE”

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Di Fiamma Colette Invernizzi

Accorto in tema di sostenibilità, attento e preciso nel trattare conoscenze tecnico-pratiche, sensibile in ambito di rapporti umani. Così Giovanni De Ponti si racconta alla redazione del Bullone, come sempre gremita di liceali, ragazzi B.LIVE e volontari. Direttore generale di Federlegno Arredo, difende prima di tutto la produzione e le tradizioni nazionali. «Al Salone del Mobile di Mosca e Shanghai», racconta con eccitazione, «il prodotto italiano ha un valore altissimo, molto più elevato di quanto noi stessi ci possiamo immaginare. La carica estetica, l’eleganza e la storia che il marchio Made in Italy riesce a raccontare ha un potere inimmaginabile». Fiero del ruolo che Federlegno ricopre, con la gestione di quasi 3000 aziende che lavorano il legno lungo tutta la filiera, dalla pianta all’oggetto di design, il direttore si illumina al pensiero della continua ricerca scientifica svolta dal 70% delle aziende associate. «Nessuno si aspetta che in alcune fabbriche si faccia ricerca, sui tavolati, per esempio, o sulle colle” narra sorridendo, “eppure ciò è fondamentale per aumentare la consapevolezza del valore del materiale e la bellezza del prodotto finale». Un campo tutto da scoprire, insomma, quello delle fibre del legno, in edilizia del tutto competitive con il tipico calcestruzzo armato. «Alcune generazioni credono ancora che la casa in mattoni sia più solida di una in legname», dice Giovanni de Ponti riportandoci alla mente la storia dei tre porcellini, «ma in realtà non è così. Un materiale come questo è l’ideale per contrastare sia terremoti che incendi. In entrambi i casi si comporta molto meglio del cemento, anche se sembra quasi impossibile crederci». Con gli stessi costi e i tempi di costruzione quasi dimezzati, il legno è vantaggioso anche per la sua sostenibilità, monitorata da severe norme europee che ne vietano la produzione illegale. «Controlliamo il viaggio che il nostro materiale affronta, se viene dall’estero», racconta severo, «ma soprattutto ci curiamo di controllare che gli spazi in cui viene lavorato siano a norma per gli operai». La domanda che sorge spontanea è come, nell’era tecno-digitale, si possano avvicinare i giovani a un mondo dell’arredo di design dal profumo di resina. «Sembrerà una follia» racconta sorridendo, «ma proprio tre anni fa, alla nostra sede, è nata una scuola media inferiore che educa i ragazzi a lavorare manualmente, conoscendo i mezzi necessari per trasformare la materia grezza in prodotto finito». Dai primi 12 studenti più giovani ora il progetto si è esteso al corso di alta formazione tecnico-specialistica per i futuri venditori di prodotti sui mercati internazionali. Il vantaggio? Gli insegnanti sono le stesse aziende, che educano gli studenti in vista di una futura assunzione. Le parole chiave? Tante. Dai desideri profondi alla creatività, dal cuore ricco di domande alle esperienze appaganti nascoste nella quotidianità, Giovanni de Ponti esprime l’amore nel generare rapporti umani. Anche con noi.

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