Francesco Prandoni, il fotografo delle star

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Di Sarah Kamsu

Francesco Prandoni dice di non essere bravo con le parole e non sbaglia un congiuntivo.

Dice di aver iniziato la sua carriera da fotografo per divertirsi, per fare ciò che più gli piace e ha fotografo le star internazionali più ambite: 

Nei backstage con gli One Direction, un sopravvissuto dai backstage dei Rolling Stones. Mine vaganti. Minotauri ribelli.

Vent’anni di esperienza portati bene con un portfolio da far paura. 

Un amante del rischio, del bizzarro. Un genio dietro un obiettivo. Un cacciatore di immagini. Un equilibrista. Un cannoniere. Fotografa raramente mezzi busti. Ama le foto istintive.

Fotografare in studio è un po’ da fighetti, sul palco è un’avventura.

Sei in balia della folla, della giungla, dello sballo. Delle mani dei fan sfegatati che come liane ti assalgono, della star, la tua «preda», la tua mela che non smette di muoversi.

Sei uno su un milione, ma sei lì per scattare. Hai esattamente il tempo di tre canzoni per tirare fuori la fotocamera, mettere a fuoco, calibrare il mirino e scoccare la freccia, il flash. Hai sui venti, trenta mila euro di attrezzatura sulle spalle ma al momento giusto devi tirare fuori l’arco giusto, la freccia giusta e fare esattamente centro. Hai esattamente il tempo di tre canzoni per tirare fuori il meglio di te.

Fotografano tutti emozioni, lui dice di fotografare suoni, per trasferire suoni ma come si fa? 

Il pilota dell’impossibile. Il suo sogno diventare un pilota. Ingegnere aeronautico di professione, diventato fotografo per passione. Io direi più per il suo approccio alla vita, occhio da falco, occhi che ballano, l’occhio è il vero obiettivo: il vero dono di un fotografo, anche con la macchina da presa più sofisticata, resta e rimarrà sempre l’occhio umano.  Osservare con attenzione, cogliere particolari, ricostruire immaginari comuni, situazioni folli, attimi di pazzia.

L’aria che si respira in un concerto è speciale. Tutti sono lì per vedere la loro star preferita. I cuori sono accessi. I cuori battono. Pulsano. Hanno sete di energia.

Vogliono un ricordo per sempre come sa darlo la fotografia.

Il fotografo bravo, lui dice, non invade, sa cogliere, interagisce con lo staff ma non interferisce, è discreto, cerca di accaparrarsi la fiducia degli artisti, cambia genere spesso. È il silenzio nel rumore. È la luce nel buio della notte. Si sposta con garbo, ma di scatto, con passo di pantera.

Un fotografo freelance che ha scalato montagne, il servizio militare, fino ad arrivare alle vette di agenzie, riviste importanti e arrampicarsi sui tetti dei palchi.

Le sue tre parole: vivere intensamente, sempre con allegria e musica.

Fai quello che ti piace. Prova. Rischia tutto. Sempre. Fotografa suoni. Rendi l’impossibile possibile.

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