DON COLMEGNA: “OSPITARE I BISOGNOSI. HO DATO TANTO? NO, HO RICEVUTO MOLTO”

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Di Eugenio Faina

A circa un chilometro dalla fermata della Linea Verde di Crescenzago sorge in mezzo a fabbriche, macchie di verde pubblico e Naviglio, la Casa della Carità Angelo Abriani. Ex-scuola statale, convertita nel 2004 grazie ai fondi dell’omonimo imprenditore e l’impegno del Cardinal Carlo Maria Martini, oggi è un’oasi di accoglienza che ospita 140 bisognosi, sistemati in confortevoli stanze divise tra uomini, donne e donne con bambini. È diretta dall’ex direttore della Caritas Don Virginio Colmegna, il quale assieme all’addetto stampa Paolo Riva ci accoglie nella sorprendente biblioteca della struttura per dedicarci un’ora del suo tempo.

L’incontro è dei più stimolanti, grazie alla saggezza che trasuda dalle parole di Don Colmegna e alle caratteristiche esemplari della Casa della Carità. Don Virginio precisa subito che non accolgono solo immigrati, ma anche italiani: tuttavia gran parte degli assistiti è straniera, tanto che  le 2700 persone ospitate a partire dal 2004 provenivano da 95 nazionalità differenti. Inoltre quasi si arrabbia quando gli si dice che ha dato tanto a chi era in difficoltà, e ribatte senza retorica di aver solo ricevuto. Nello specifico, da loro ha ricevuto «un grande bisogno di comunità, di relazioni, di attenzioni: un bisogno di dare valore alle cose che si hanno».

Un altro dono importantissimo è stato quello della pazienza, della pazienza della continuità, troppo spesso fraintesa per rassegnazione. Inoltre Don Virginio sottolinea l’importanza dell’arte e della cultura come valvola di sfogo, da cui  deriva la centralità della biblioteca, che conta circa undicimila tra volumi (da Harry Potter a prestigiosissime collane di filosofia),dvd e cd ed è aperta a tutto il quartiere. Ma questo amore per la cultura si fa arte attiva: molti ospiti compongono poesie, altri disegnano o suonano.

Ciò che stupisce positivamente è che in mezzo a tutto l’ottimismo tipico di una struttura che mira a cambiare la vita delle persone, Don Virginio Colmegna è terribilmente realista. Predica di resistere alla tentazione dell’utopia, e dice chiaramente di non sapere come si potrà risolvere il problema dell’immigrazione a livello globale.

Lui fa la sua parte, che poco non è.

Inoltre, vivendo a stretto contatto con persone che passano da uno stato di totale assenza di risorse a una situazione tutto sommato stabile e sicura, è importante tenere loro presente che cosa conta veramente nella vita: gli affetti più degli oggetti, e soprattutto «un forte desiderio di cambiamento e di giustizia sociale», perché come diceva don Milani «la carità senza giustizia è una truffa».

La Casa della Carità Angelo Abriani merita una visita: un’ora di chiacchierata con Don Colmegna vale più di cento talk-show e approfondimenti di sedicenti esperti. Se si vuole realmente capire il problema dell’accoglienza e dell’immigrazione conviene spendere tre euro, balzare sopra un vagone della metro per tastare con mano cosa significa salvare le persone.

Sempre nel segno della gratuità, dell’ospitalità e della gioia di vivere: non a caso sono le sue tre, stupende, parole per B.LIVE.

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