Daniela Degiovanni «La mia guerra contro l’amianto»

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Di Alice Nebbia

Da anni dedita alla lotta contro l’amianto, la Dottoressa Daniela Degiovanni, in veste di medico oncologo, è diventata un esempio di coraggio e impegno civile. La sua vocazione a diventare medico, maturata fin dalla giovinezza e l’esempio del Professor Umberto Veronesi, l’hanno portata a scegliere la specialità di oncologia, dedicandosi a un tipo di medicina molto più vicina ai bisogni del paziente e mirata all’ascolto delle necessità del malato. Una sfida, quella contro l’amianto, iniziata negli anni ’70, quando gli operai della ditta Eternit di Casale Monferrato iniziavano a lamentare i primi sintomi del mesotelioma pleurico. Dopo anni di estenuanti battaglie e una scia di morti che si ripete ancora oggi, la fabbrica Eternit chiuse definitivamente i battenti nel 1986. Nel 2017, per il suo impegno e il lavoro svolto, Daniela Degiovanni riceve l’onorificenza dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana da parte del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Un riconoscimento che la dottoressa si sente di dover dedicare a coloro che l’hanno supportata in questi anni, ma soprattutto a quelli che non ce l’hanno fatta a vincere questo terribile male. 

Dottoressa, l’onorificenza che ha ricevuto, rappresenta un punto di arrivo o di partenza nella lotta all’amianto?

«Quando hai una causa che ti sta a cuore, non hai in realtà un punto di partenza o di arrivo, ma hai sempre qualcosa che ti spinge a proseguire. Quello che mi è stato conferito al Quirinale è un importante riconoscimento che mi ha inorgoglito ed emozionato. Lo dedico non solo a me stessa, ma a tutte le persone che in questi anni mi hanno affiancato e supportato. Tutti noi vogliamo non solo una cura al mesotelioma, ma una città completamente de-amiantizzata, vogliamo abolire questa immane tragedia che da tempo incombe su di noi».

Link foto: http://www.casalenews.it/attualita/una-puntata-di-nuovi-eroi-dedicata-a-daniela-degiovanni-35902.html

Si potrà mai pensare a una guarigione dal mesotelioma pleurico?

«Quello che si sta facendo in questo campo è cercare farmaci e terapie che permettano, se non di guarire, di avere aspettative di vita migliori, per convivere a lungo con la malattia, come spesso accade con le malattie croniche o con altre patologie tumorali, tipo il tumore alla mammella». 

Nel suo impegno lavorativo, c’è stata la creazione di un’importante realtà per il territorio, l’associazione VITAS…

«VITAS è nata 22 anni fa a Casale Monferrato e si occupa di assistenza domiciliare ai malati gravi e ai loro familiari. È frutto della mia personale esperienza a contatto con un paziente con tumore cerebrale in stadio avanzato e paralizzato che, cosciente della sua gravissima situazione, aveva manifestato la volontà di trascorrere quanto gli rimaneva da vivere tra le mura di casa. Allora nel casalese non c’era un gruppo assistenziale che potesse farsi carico in ambito domiciliare di un malato con una tale complessità, garantendogli una buona qualità di vita. I familiari mi chiesero se volevo assisterlo. Accettai e tale esperienza divenne una pietra miliare nella mia vita». 

Lo stesso vale per l’hospice? Quanto il suo essere a contatto con la sofferenza ha inciso a dar vita a tale progetto?

«Avevo conoscenza anche dei malati Eternit e con loro ho imparato davvero cosa fosse la sofferenza fisica. Nel lungo percorso di Vitas, si pensò di estendere la cura di ammalati molto gravi che, per loro situazioni di malattia e solitudine, non potevano essere lasciati nella propria abitazione. E fu così che nacque l’Hospice Monsignor Zaccheo. In questa struttura ci sono ammalati che non rispondono più a specifici trattamenti, ma ricevono cure, viene dedicata loro particolare attenzione all’aspetto psicologico, sociale e spirituale, in un contesto il più possibile simile a quello familiare».

Link Foto: http://vercellioggi.it/dett_news.asp?id=62035

Che cosa ne pensa della scelta delle politiche statunitensi di allentare le restrizioni sull’utilizzo dell’amianto, per esempio nel campo dell’edilizia? 

«La storia non cambia mai! In ogni settore domina il profitto. Tutta l’industria dell’amianto che in Occidente ha chiuso le porte, ora si è spostata in Oriente e in Sudafrica, dove questo materiale viene lavorato in grandi quantità, in assenza totale di sicurezza. Questo ci deve far pensare; l’amianto è solo una delle tante sostanze cancerogene trattate in grandi quantità dalle aziende, a causa di cui tutti noi diventiamo come cavie umane nelle mani del potente di turno».

Quali sono state le bugie più grandi sull’amianto?

«La più grande, che ancor oggi viene ripetuta, è che l’amianto lavorato in assoluta sicurezza non è pericoloso. L’amianto è pericoloso, sempre. Bastano poche fibre per i soggetti particolarmente predisposti, a scatenare il cancro. L’altra grande fake-new usata da alcuni medici legali nelle aule di tribunale per difendere i datori di lavoro, è che solo il primo contatto con le fibre d’amianto è dannoso e determina la malattia. Assolutamente falso!».

Un momento di gratificazione e, al contrario, uno di sconforto?

«La gratificazione l’ho avuta quando ho capito di essermi costruita un gruppo di persone capaci nel campo delle cure palliative, che hanno mantenuto negli anni lo stesso entusiasmo per la loro professione, prodigandosi a fare assistenza ai malati e alle loro famiglie. Provo invece delusione quando vedo che tutti gli sforzi della comunità casalese sono stati umiliati e abbattuti dalla sentenza della Cassazione (che pur riconoscendo il disastro ambientale Eternit) ha dichiarato prescritto il reato. Quasi a voler cancellare il dolore di moltissime persone».

Per concludere, quali sono le parole che riassumono meglio il suo essere medico, ma prima ancora donna, al servizio del malato?

«Ascolto, inteso come affiancamento al dolore del paziente e dei propri familiari. Rispetto,affinché il malato diventi davvero il centro del lavoro e della ricerca. Determinazione, seppur con difficoltà e sconfitte non bisogna mollare, perché anche la più negativa delle esperienze ci insegna qualcosa e ci aiuta ad andare avanti e a ricostruire, ancor meglio di prima». 

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