Così si difendono le donne. Progetto Eva della Questura

by

Di Irene Nembrini 

Le immagini delle forze dell’ordine che fanno parte dell’immaginario collettivo, provengono dagli agenti che incontriamo e vediamo nelle strade, o dai personaggi delle fiction televisive. Qual è secondo lei l’immagine che vorreste dare e che dovremmo avere della Polizia?

«Secondo me dovrebbe essere un mix delle due cose: quello che emerge dalla tv è che quando succede qualcosa, arrivano gli investigatori e si arriva subito alla soluzione. Purtroppo, nel mondo reale, dietro alla soluzione di un caso ci sono pensieri, arrabbiature, criticità ed errori, una forte componente emotiva che non viene mai raccontata, ma che è esaltante e logorante al tempo stesso.

Non ci sono solo i grandi casi, ma anche le piccole storie, dei minuscoli sassolini che però sono la parte più soddisfacente, perché spesso le persone che sono state aiutate decidono di restare in contatto con noi per esprimere la loro gratitudine.

Come già ho detto, la giusta via è nel mezzo, ma non è semplice: spesso i poliziotti e le poliziotte che stanno per strada dovrebbero mostrare una componente di comprensione umana maggiore.

Si può anche essere severi, senza perdere però la tenerezza: a mio parere questo è il connubio giusto.

Noi non siamo giudici e non applichiamo condanne: noi operiamo la legge senza vendette, e lo dobbiamo fare con grande cortesia.

Una volta messe le manette, bisogna rispettare chi si ha davanti, a prescindere dal crimine commesso».

 

Di Paola Gurumendi 

Il progetto Eva nasce e viene elaborato a Milano nel 2014, grazie alla dottoressa Maria Josè Falcicchia (Dirigente Ufficio Prevenzione Generale Milano), che dopo essere arrivata a guidare le volanti di Milano, inizia ad esaminare il lavoro dei poliziotti, rendendosi conto di poter dare più strumenti e formazione per affrontare l’enorme problema del femminicidio.

Questo progetto consiste nella compilazione di una scheda specifica da parte dell’equipaggio di ogni volate che interviene per liti domestiche, lasciando in questo modo una traccia di ogni atto di violenza.

Anche se la donna aggredita molte volte non vuole sporgere denuncia, il poliziotto ha con sé un documento compilato che testimonia ogni abuso subito da quella persona. Così viene creato uno storico dei maltrattamenti che aiuta un domani a procedere, se necessario, all’arresto.

La Questura di Milano ha redatto una banca dati che prima non esisteva, e ha formato e approfondito la conoscenza dei poliziotti riguardo a questo odioso crimine.

Tutto questo è stato svolto insieme con la quarta sezione della Squadra Mobile (che si occupa di maltrattamenti e violenze sessuali) e con l’aiuto della docente universitaria Anna Costanza Baldry, per saper interpretare le condizioni psicologiche e seguire procedure perfettamente codificate.

Nel 2017 dovrà essere in funzione in tutte le città Italiane, per poter aiutare più donne possibili a dire: «BASTA!».

Il Questore Marcello Cardona commenta con gran fierezza il Progetto, ma ricorda soprattutto che se non verrà diffuso e messo in pratica tutto questo lavoro sarà stato inutile.

You may also like

Leave a Comment

Your email address will not be published.