Carpi, barista contro le Slot Machine | Il Bullone

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L’etica del lavoro in contrasto con macchinette mangiasoldi

Di Emanuela Niada

A Carpi, in provincia di Modena, ho conosciuto una persona speciale che ha condotto una grande battaglia etica da sola, partendo dal suo piccolo bar.

Nel 2013, a poca distanza dalla bella piazza di Carpi, Daniela Mammi ha rilevato un locale nel quale si trovavano delle macchinette da gioco, che ha chiesto subito di rimuovere: non voleva che da lei la gente si rovinasse al gioco e passasse ore a bighellonare col chiodo fisso dei soldi facili. Subito le aveva sigillate, ma dovette mettere da parte dei soldi perché le era stato imposto un pagamento per smontarle. Ci mise un intero anno per poterle ripagare, mentre subiva continue pressioni per rimetterle in funzione. Ma tenne duro e, se non le avessero rimosse, racconta che era pronta a metterle sulla strada. Tutti le dicevano che era matta, che avrebbe perso un sacco di clienti. Ma lei rimase fedele alle sue convinzioni.

A Carpi ci sono 160 bar in cui si gioca d’azzardo, dove il 70% dell’incasso va al giocatore e il 20% allo Stato, e il restante 10% viene diviso tra gestore e concessionario. Daniela non voleva avere sulla coscienza tante persone illuse di dare una svolta alla propria vita con una clamorosa vincita e intanto, spicciolo su spicciolo, dilapidavano il denaro utile a vivere dignitosamente.

Le avevano imposto delle tende alla vetrata d’ingresso per coprire l’angolo dove stavano le macchinette, perché la gente voleva giocare, ma non farsi vedere, dato che in paese si conoscono tutti. Daniela chiedeva: «Ma perché ti nascondi se pensi di non far niente di male?». Lei non voleva danneggiare nessuno e aveva capito che queste persone non si stavano rendendo conto di quel che facevano. Erano come trascinate in un gorgo per mancanza di lucidità e volontà.

Qualsiasi statistica può affermare che, per il calcolo delle probabilità, la vincita è rarissima e quindi sono tanti i soldi spesi invano. 

Daniela ha fatto tanti sacrifici in questi anni, ma sta riuscendo a pagare i debiti. Ha tolto le tende e al loro posto, in bella vista, ha disposto tanti libri sugli scaffali per il book crossing, o per chi si siede a pranzare e vuole sfogliarne uno. È attenta alla qualità dei prodotti che vende. Fa spremute fresche di melograno, pompelmo, arancia e propone tisane di vari gusti, oltre a panini e insalatone miste molto creative. Ha passione per il suo lavoro e accoglie tutti con simpatia e gentilezza. Ma la sua vittoria più grande, che la rende davvero orgogliosa, è di aver fatto studiare le due figlie all’università. Una si è laureata in Musicoterapia e adesso porta la sua competenza per il supporto alle cure dei disabili o delle persone reduci da traumi cranici. L’altra figlia sta studiando psicologia. Con i suoi solidi principi, Daniela è stata di esempio per le sue ragazze che stanno già portando questi valori nella società, ognuna nel suo campo. Tutta la famiglia lavora per un mondo migliore.

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