Carapaz campione del Giro d’Italia | Il Bullone

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Di Luca Malaspina

Quest’anno erano i 110 anni dalla creazione della corsa più famosa del mondo nel Paese più bello del mondo: il Giro d’Italia, nato a Milano nel 1909, grazie ad alcuni giornalisti coraggiosi della Gazzetta dello Sport. Gli organizzatori non si sono risparmiati nel creare un percorso vario dove i corridori potevano esprimersi al massimo delle loro forze; infatti, il Giro è partito con la grande partenza di Bologna, attraversando i paesi natali di Indro Montanelli, Leonardo da Vinci, Fausto Coppi e tanti altri personaggi importanti per il nostro Paese, arrivando alle tappe alpine e con la grande festa finale all’interno dell’Arena di Verona. Ci sono stati continui cambiamenti per quanto riguarda la classifica della Maglia Rosa, ma alla fine a portarla a casa, insieme al Trofeo senza Fine, è stato uno straordinario Richard Carapaz, corridore ecuadoregno del Team Movistar. Grazie a questo successo, l’Ecuador entra nell’albo d’oro dei vincitori del Giro d’Italia. Una vittoria maturata durante la seconda settimana di corsa, soprattutto nelle tappe alpine di Ceresole Reale e Courmayeur, dove ha guadagnato diversi minuti su Vincenzo Nibali e Primoz Roglic, che si sono controllati a vicenda credendo di battagliare fino all’ultimo metro per conquistare la leadership della classifica generale della Maglia Rosa, ma perdendo in realtà le loro occasioni di successo, lasciando così allo scoperto il corridore ecuadoregno. Ma ci sono anche altre storie da raccontare. Una di queste è senza dubbio la scalata al Passo del Mortirolo, una delle montagne più terribili e difficili da affrontare in bicicletta, perché i corridori hanno patito freddo, pioggia e condizioni climatiche al limite e ne sono usciti da veri EROI sfidando tutto e tutti.

fonte: foto di Ansa.it

La seconda storia che mi ha colpito maggiormente, è stata la vittoria di Cesare Benedetti, corridore di lunga data del Team Bora Hansgrohe, perché nella tappa dove si ricordava la nascita del mito di Fausto Coppi, la Cuneo-Pinerolo del 1949, a vincere non è stato un corridore «blasonato», bensì un gregario, come Coppi, che ha lo scopo di aiutare i propri compagni di squadra a rimanere nel gruppo principale. Un’altra storia da raccontare è la vittoria di un fuggitivo in una tappa dove i favoriti erano le ruote veloci, ma clamorosamente il gruppo si è svegliato troppo tardi e Damiano Cima, giovane corridore della Nippo Vini Fantini Faizanè – per 2 metri! – riesce a beffare tutti e a portare a casa la sua prima vittoria al Giro d’Italia compiendo l’impensabile. Un’ultima storia che vi racconto riguarda me personalmente. Visto che quest’anno la corsa non passava da Milano, mi sono guardato tutte le sedi di arrivo e partenza per andare ad assistere in diretta il passaggio della carovana Rosa; alla fine ho scelto la cronometro di Riccione, perché trascorro la maggior parte dell’estate in riviera, e lì ho conosciuto diversi appassionati di ciclismo, soprattutto stranieri, che mi raccontavano la loro passione per questo sport meraviglioso. Certo, il tempo poteva assistermi un secondo, però la passione e la voglia di vedere i corridori partire, sono state più forti della forte pioggia.

A questo punto non mi resta altro che darci l’appuntamento al 2020 in Ungheria, sede della grande partenza del prossimo Giro d’Italia, sperando di raccontare tante storie come quelle di quelle di quest’anno e, magari un successo italiano nella corsa più bella del mondo nel Paese più bello del mondo!

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