Amore e HIV | Il Bullone

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«Ho l’HIV» «Ciao. Non ce la faccio»

Di Laura Tasto

Quando, durante il periodo più bello di una storia d’amore, l’innamoramento, te ne devi uscire con la frase: «Sai, mi sono contagiata alla nascita col virus dell’HIV. Sono sieropositiva. Ma tranquillo non c’è nessun pericolo», tutta la magia e tutte le rose con i cuoricini che volteggiavano nell’aria, vengono rimpiazzati da fulmini, saette e incudini che cadono come pioggia dal cielo.

Le facce paonazze che evitano lo sguardo dell’altro, un silenzio assordante che riempie l’aria e il suo «ah…», si tramutano in mille coltelli gelati che ti si conficcano nel petto.

Le opzioni sono due: mi molla o sarà l’uomo della mia vita.

Pochi secondi percepiti come ore, la tensione avanza, le mani sudano. Poi, ecco il vomito di domande: «Ma quindi hai l’AIDS? In che senso non c’è pericolo? Sei contagiosa? In che senso ce l’hai dalla nascita? Sei, tipo portatrice sana?».

E quando senti: «Sei, tipo portatrice sana», inizi a domandarti se chi hai davanti abbia mai effettivamente sentito parlare di questa malattia. E allora via al racconto della tua vita, alla fine del quale, se la persona che ti sta di fronte ancora non si è dileguata come BeepBeep, si sentirà in dovere di rassicurarti dicendoti che per lui non c’è nulla di male, che va tutto bene (standoti a un metro di distanza, senza contatto fisico né visivo).

I giorni passano e l’ansia sale. «Mi risponderà? Perché non mi risponde? Ecco, non vuole stare con me per colpa di quella cosa!». Nell’eventualità che risponda, i casi sono due: «Non ce la faccio a stare con te. È una cosa troppo grande», o «Che facciamo allora? Usciamo di nuovo?», quest’ultima molto, molto rara.

Dal momento che so per certo che al mondo esistono ragazzi che starebbero con me nonostante tutto, vorrei togliermi qualche sassolino dalla scarpa dicendo a chi alla domanda «Ma quindi?» mi ha risposto con un «Non posso. È un mio limite», vorrei solo dire che vi capisco. Non so come avrei reagito io al posto vostro. Si tratta effettivamente di una notizia non facile da digerire, però, allo stesso tempo, sono stata fortunata. È vero, tra di voi magari si nascondeva il miglior ragazzo del mondo che ha solo avuto paura al momento sbagliato, ma nella mia vita posso dire almeno di aver avuto relazioni solo con uomini e non ragazzini, che, nonostante tutto, nonostante a come sia andata a finire la storia, hanno avuto il coraggio di affrontare una situazione non facile pur di stare con me. E a questi ragazzi, a cui non devo nessun «grazie» per esser stati con me, voglio dire invece un «grazie» per aver dimostrato che si può essere persone intelligenti semplicemente informandosi un po’ di più sulle cose. Perché l’ignoranza è la madre di tutte le paure.

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