ALEX ZANARDI: “POTEVO STARE A LETTO E DIRE: E’ FINITA; O VIVERE CON QUELLO CHE RIMANEVA”

by

Di Eleonora Papagni

«Quando vedi qualcuno sulla sedia a rotelle, ma con le sue gambe, dici va be’, ma quando ne incontri un altro che le gambe non le ha più allora ti sembra molto più grave. In realtà poi scopri che non è così. Io con le protesi cammino; sono agile come un gatto perché il mio corpo pesa meno. Le gambe sono un intralcio se te le devi portare dietro quando non funzionano più».

Chi parla è Alex Zanardi, 50 anni a ottobre, pilota di Formula Uno fino al 15 settembre 2001 quando un terribile incidente durante una gara lo ha costretto all’amputazione degli arti inferiori. Da allora, grazie alla sua forza di volontà e al suo carattere positivo, è tornato a correre in pista, ha condotto un programma in tv e si è appassionato all’hand bike, specialità nella quale ha conquistato l’oro ai Giochi Paralimpici e più titoli mondiali. È proprio in occasione dei Campionati mondiali di paraciclismo che noi B.Livers abbiamo avuto l’occasione di intervistarlo. Lo abbiamo incontrato a Montichiari, vicino a Brescia, dopo un viaggio di un paio d’ore durante le quali ci siamo domandati come sarebbe stato parlare con lui, ascoltare la sua storia, potergli rivolgere delle domande.

Arrivati al velodromo, che aveva un soffitto altissimo e la pista lucida come uno specchio, con i “paraciclisti” che sfrecciavano veloci, prima abbiamo seguito la preparazione degli atleti, poi è arrivato lui: Alex. Ha stretto la mano a ognuno di noi e, seduti tutti in cerchio in uno spazio vicino, è cominciata l’intervista.

Come sei ripartito dopo l’incidente?

«Penso di non essermi mai fermato e quindi non ho avuto bisogno di ripartire. Ognuno di noi ha un modo di reagire a quello che accade nella vita e io mi sono scoperto più preparato di quanto avrei potuto immaginare. Dal punto di vista scientifico ho stravolto tutti i pronostici. Sono rimasto più di cinquanta minuti con meno di un litro di sangue in corpo, ho avuto sette arresti cardiaci, quindi avrei dovuto morire. Quando ho riaperto gli occhi dopo una settimana di coma e mi hanno raccontato quello che era successo, nonostante soffrissi terribilmente sapevo che ogni minuto la mia condizione sarebbe via via migliorata. Intuivo il percorso che mi attendeva, ma sapevo anche che il mio comportamento e la mia reazione l’avrebbero influenzato sensibilmente. Avrei potuto restare nel letto e dire “basta, è finita”, oppure scoprire come avrei potuto vivere con quello che mi rimaneva. C’è un momento di smarrimento che per alcuni dura poco mentre per altri è più lungo, ma alla fine quando riesci a superarlo vai avanti. Provi a vedere che cosa farai».

Come ti ha cambiato l’esperienza che hai vissuto? 

«L’incidente mi ha formato. Ma sia l’incidente stesso che ciò che lo ha seguito non hanno aperto la strada a una nuova vita. La vita, fortunatamente, è la stessa di prima che continua. Ma oggi sono senz’altro più saggio di ieri, più tollerante, più paziente. Ho imparato a controllarmi e questo mi rende orgoglioso».

Hai un figlio di 17 anni: come gli racconterai il nostro incontro?

«Come un’esperienza importante, di cui fare tesoro. È in un’età difficile, risponde a monosillabi, provoca, e sembra non importargli niente di quello che noi genitori gli diciamo. Ma spero che, come è accaduto a me con mio padre, ciò che cerco di trasmettergli gli rimanga, che lo assimili e lo possa aiutare quando ne avrà bisogno. Perché alla fine sarà lui a decidere che cosa fare della sua vita. Io posso fargli da sponda quando sta sbandando e rischia di finire nel fosso».

Le parole di noi B.Livers sono essere, credere, vivere. Quali sono le tue?

«Coincidono con le vostre, perché mi ritrovo nel loro significato. Nel modo in cui le interpreto. Mi spiego. Essere per me vuol dire sfruttare ogni giornata per fare quello che desideri al massimo delle tue capacità, tendere a essere il meglio che puoi con tutto te stesso. E questo si fonde con le altre due parole perché seguire questa strada è il modo migliore per vivere e quindi per credere».

You may also like

Leave a Comment

Your email address will not be published.