INTERVISTA ALLA NASA: Paolo Bellutta ci racconta i segreti dei Rover su Marte

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di Riccardo Ciapponi

 

La Redazione del Bullone ha avuto l’onore e il piacere di intervistare Paolo Bellutta, pilota dei «Rover Spirit», Opportunity e Curiosity (questi i loro nomi), compito certo non banale poiché questi avanzatissimi robot percorrono la superficie equatoriale di Marte, alla scoperta del pianeta rosso.

Da vent’anni Paolo Bellutta lavora al Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, Los Angeles, dove, per dirla con le sue parole, è capitato «quasi per caso: ho mandato un curriculum vitae e sono stato chiamato a sorpresa».

Laureato in Fisica e in Informatica, per pilotare i Rover ha dovuto «imparare dagli errori, perché non ci sono dei libri che spieghino come si faccia», racconta.

Ogni giorno Paolo fa avverare l’incredibile: i primi sogni fantascientifici che popolano la cultura dall’inizio del XX secolo, diventano via via più concreti grazie all’incessante lavoro di persone che, come lui, affrontano tantissime sfide, compresa la carriera perché questa «è legata al progetto: se si compie un errore, la missione finisce e ci si trova senza lavoro».

E gli imprevisti certo non mancano in un luogo dove la temperatura minima è circa -140°C, non ci sono fasce di Van Allen a proteggere dalle radiazioni cosmiche, e dove hanno luogo le più grandi tempeste di sabbia del sistema solare, che arrivano a coinvolgere quasi tutto il pianeta, come quella che sta imperversando al momento e che non consente a uno dei due robot di muoversi: «Opportunity sta dormendo », ci spiega Bellutta, «poiché il sole è oscurato e i pannelli solari non riescono a generare abbastanza energia; mentre Curiosity prosegue, alimentato da un generatore termoelettrico».

Ogni giorno una sessantina di persone lavorano assieme al progetto, valutando le misurazioni e istruendo dalla base i Rover che procedono «così lenti che possono superare solo le lumache», una tartaruga, infatti, viaggia venti volte più veloce di Curiosity «che solitamente percorre 50 metri al giorno, con un massimo storico di 220 metri, ma un giorno si è mosso solo di 2 millimetri».

In totale, Opportunity ha coperto una distanza di 48 chilometri, Curiosity 20, e Spirit 7, con manovre spesso difficili a causa della superficie irregolare e rocciosa di Marte, con numerosi crateri formatisi dall’impatto con asteroidi. La comunicazione, data la lontananza, non è in tempo reale, ma impiega dai 5 ai 20 minuti per coprire la distanza tra la Terra e Marte, distanza che oscilla tra i 50 e i 400 milioni di chilometri.

Così il team di scienziati è costretto a stare in attesa della chiamata di risposta dei Rover dopo gli ordini, «un momento abbastanza emozionante, soprattutto dopo le manovre più difficili». Le missioni su Marte, o più in generale nello spazio, sono di grande utilità tecnologica e scientifica e possono avere, certo, una spinta economica o politica, ma il movente principale è «la curiosità umana, un sentimento forte come respirare e mangiare», che ci porta a sfidare l’ignoto e noi stessi.

Usando le parole di Melville: «Sono tormentato da un prurito senza fine per le cose remote, amo viaggiare per mari proibiti». Il pianeta rosso inoltre è probabilmente l’unico del sistema solare sul quale potremmo abitare, o su cui si potrebbero trovare altre forma di vita, il che rende i suoi segreti particolarmente affascinanti.

Con l’insegnamento del padre sempre in mente: «Non smettere mai di imparare», Paolo Bellutta ha superato la paura di «fare guai» che all’inizio gli rendeva impossibile guidare il Rover, «attività che ormai è divenuta normale», dice, ma che  sicuramente invece affascina e stupisce tutti quanti noi, consapevoli che, grazie al lavoro di uomini straordinari, la nostra specie ha mosso un altro passo nell’immensa vastità che circonda il pianeta su cui viviamo.

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